domenica 17 agosto 2014

Da Maurizio, a Cravanzana

In breve, abbiamo trascorso una settimana in Alta Langa, a Cravanzana, e la sintesi migliore, per descrivere l'esperienza, potrebbe essere quella che dà il titolo e inaugura questo blog: come topi nel formaggio. Per di più, da Maurizio (ristorante con camere), il formaggio è su livelli ultraterreni, specie per chi ama le vette del piacere cattivo e pungente di certi caprini stagionati o di preziosi blu indiavolati.
Cravanzana è lassù, fra i noccioleti, e raggiungere l'ampia struttura in pietra del ristorante di Maurizio è come attraccare nel porto atteso e amico, perché i tajarin sono i migliori di Langa (e quindi, ça va sans dire, i migliori del pianeta) e ciò che li precede e che li segue non è da meno.
In quei sette giorni abbiamo bevuto i vini suggeriti da Maurizio, e ricordo, fra i nebbioli giovani, il fresco Gavarini Langhe  di Elio Grasso, quello vispo di Chionetti, e il muscoloso Ginestrino di Conterno Fantino; ho provato il dolcetto con tappo a vite di Ettore Germano (sì, tappo a vite: superando, dopo il primo sorso, la ritrosia iniziale) e il Bricco Giubellini, prodotto con le uve di Gigi Garanzini. E ho scoperto, grazie a Maurizio, il blog enologico di Andrea Scanzi (dal quale è nata l'idea di questo blog).
Il fatto è che da Maurizio bisogna stare più del tempo necessario a un pranzo o a una cena. Bisogna prendere una stanza e darsi l'obiettivo di entrare nel tempo esatto di quel posto, che è un tempo diverso da quello a cui siamo abituati. Bisogna scendere i pochi gradini di pietra, lì, oltre il terrazzo, e godersi quella versione dell'eden costituita dal declivio erboso punteggiato dai numerosi peri ben distanziati, dai due o tre meli (non possono mancare, in un eden...) leggeri, dal fico pudibondo, dagli arbusti fioriti, dal grande tiglio che veglia su tutto con finta distrazione, da un paio di imponenti noci a loro volta tenuti d'occhio da due pini accigliati. Lì, nel perfetto equilibrio vegetale, cerchi l'ombra e la trovi; cerchi il sole ed è lì; cerchi il silenzio e scopri che già ce l'hai. E in quel tempo dilatato si legge, si scrive, si pensa, si ride, circondati da colline gonfie di quel verde pieno e ordinato che è tipico dei noccioleti.
Risali, ed è ora di cena, preceduta da un aperitivo e da due chiacchiere di (meritevole) sapore granata, che non guastano...
Insomma, questo è uno di quei luoghi in cui le persone di buon senso posso ritrovare davvero 'il senso', riattivando i numerosi sensi che abbiamo in dotazione.
Da andarci, senza esitazione!


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